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Scienzain Piazza
Quando e dove

info@scienzainpiazzaolbia.it

, ora civile italiana Olbia, Sardegna 40.9236°N 9.4986°E, centro di Olbia

2013 · documento d’archivio

Perché «Scienza in Piazza»

Autore
Rossana G. Quidacciolu
Pubblicato in
Mathesis — Dialogo fra saperi, 2013, p. 21
Su questa pagina
Una citazione estesa. Il testo integrale esce quando arriva l’autorizzazione scritta di chi lo ha scritto.

Perché è qui

Se il sito avesse un solo testo da far leggere, sarebbe questo. È il documento in cui chi organizza la manifestazione spiega perché la organizza — e la risposta non è didattica, è civile.

La domanda

Nonostante la fatica di portare a termine le due mostre continuo a partecipare con entusiasmo e perciò non posso che interrogarmi su cosa ancora mi spinga.

La risposta

La mia è anche una lotta all’immagine sbiadita e a volte negativa che la maggior parte della gente ha della scienza e della chimica in particolare.

Mi colpisce la poca dignità attribuita oggi allo studio delle discipline scientifiche, riducendo le ore dedicate a tali insegnamenti nella scuola italiana e svilendo la professionalità specifica e insostituibile degli insegnanti.

Solo ridare valore alla conoscenza scientifica può consentirci un uso della tecnologia in modo utile e non dannoso.

Proprio a questi condizionamenti tento di sottrarmi e perciò vado avanti di mostra in mostra a dimostrare la bellezza della scienza e delle sue scoperte.

Da dove viene

Sin dall’aprile del 2002 preparo la mostra annuale «laboratorio in vetrina», presso la scuola nella quale insegno Chimica, l’Istituto ITI G.M. Angioy di Sassari. Il progetto prevede che alunni ed alunne illustrino le esperienze dell’attività didattica e presentino i risultati conseguiti nel corso di attività di ricerca in tutti i campi scientifici ad alunni di scuole della provincia e ad altri visitatori esterni.

Ho trovato pertanto naturale aderire alla «Scienza in Piazza», che ha analogo impianto metodologico ma è aperta all’intervento attivo di tutte le scuole.

Il laboratorio del 2013: i colori dei pittori

L’articolo si chiude con il resoconto del percorso di quell’anno, dedicato al rapporto fra scienza e arte. Gli studenti rifecero in laboratorio i pigmenti che i pittori usavano davvero:

Ci siamo quindi dedicati a produrre alcuni dei pigmenti più famosi delle tavolozze degli artisti tra la fine del ‘700 e l’inizio dell”800. Il verde malachite altro non è che carbonato basico di rame, un composto solido, praticamente non solubile in acqua che può essere facilmente ottenuto in una reazione di precipitazione. La preparazione in laboratorio del cromato di piombo (giallo di cromo) fu pubblicata da Vauquelin nel 1809 e noi l’abbiamo ripetuta partendo da nitrato di piombo trattato con cromato di potassio. Il giallo era il colore preferito da Van Gogh che lo usava spesso in combinazione con il complementare blu.

Abbiamo poi preparato il Blu di Prussia (ferrocianuro ferrico) che con i gialli di cromo compone i verdi e mescolato insieme al bianco di titanio produce azzurri bellissimi.

E alla fine ne fecero colore da dipingere:

Di tutti questi pigmenti abbiamo poi preparato le tempere utilizzando tuorlo d’uovo ed ottenendo magnifici colori.

Una nota necessaria

Questo testo contiene un punto che non concorda con il resto delle fonti, e va detto invece di essere corretto in silenzio. L’autrice scrive che la manifestazione «deve il suo nome alla prima edizione del 2003 svolta all’aperto, in Piazza d’Italia a Sassari».

Tutte le altre fonti — la tabella delle edizioni, il documento fondativo, e una precisazione scritta dell’organizzazione — collocano la prima edizione all’aperto nel 2005; nel 2003 e nel 2004 quello che si faceva all’ITI Angioy era «laboratorio in vetrina», nei corridoi della scuola. È con ogni probabilità un ricordo impreciso a dieci anni di distanza.

Il sito segue le altre fonti e data al 2005 la prima piazza. La citazione qui sopra resta come sta: una fonte si riporta, non si corregge.

E una piccola, sui colori

Il percorso ricostruisce i pigmenti delle tavolozze fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, e a un certo punto nomina il bianco di titanio. Quel bianco non appartiene a quelle tavolozze: il biossido di titanio come pigmento arriva in commercio nel Novecento. Nel resoconto indica quello che si usò in laboratorio nel 2013 per schiarire i blu, non un pigmento d’epoca. Anche qui il testo resta com’è.

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Un momento

Le prenotazioni si aprono il 1° novembre 2026

Prenotazioni per laboratori e conferenze saranno aperte dal 1° novembre.

Prof. Pier Andrea Serra

Profilo

Prof. Pier Andrea Serra

Professore ordinario di Farmacologia · Università di Sassari

Il Prof. Pier Andrea Serra è Professore Ordinario di Farmacologia (SSD BIOS-11/A) presso la Facoltà di Medicina e il Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Farmacia dell’Università degli Studi di Sassari, dove dirige il Laboratorio di Neurochimica e Biosensori. Laureato in Medicina a Sassari e dottore di ricerca in Farmacologia e Tossicologia, ha completato la sua formazione con un postdoctoral fellowship in Irlanda e negli USA, presso l’University College Dublin e la National University of Maynooth e il Wisconsin Sleep Center. La sua attività scientifica, documentata da oltre 200 pubblicazioni, si concentra sulla progettazione neurosensori per il monitoraggio in tempo reale di molecole in modelli di patologie neurodegenerative: un lavoro che lo ha portato a sviluppare anche modelli alternativi per lo studio delle neuroscienze, tra cui la blatta gigante del Madagascar (Gromphadorhina portentosa), oggi la sua «mascotte» scientifica particolarmente adatta a parlare di neuroscienze con un pubblico giovane.

Oggi si dedica in particolare allo sviluppo AI-supported di neurosensori.

La sua vocazione si estende però ben oltre il laboratorio: il Prof. Serra è una figura di riferimento del public engagement in Sardegna e in Italia. Nel 2019 è stato nominato Delegato dell’Ateneo per la Terza Missione e il Public Engagement e dal 2021 è Prorettore della Terza Missione dell’Uniss; dal 2025 è inoltre Presidente di APEnet, la Rete Italiana degli Enti e dei Centri di Ricerca per il Public Engagement. Ha coordinato l’organizzazione della Notte Europea dei Ricercatori di Sassari (Sharper), con formati pensati per scuole e cittadini — Caffè Scienza nei bar, talk ScienzArena. Supporta da anni l’iniziativa Scienza in piazza ad Olbia.

Con il territorio ha costruito collaborazioni concrete che ne fanno un interlocutore ideale per i docenti delle scuole primarie e secondarie poiché porta in aula un legame diretto tra laboratorio e pubblico, con strumenti semplici e temi accessibili come neuroscienze e malattie neurodegenerative, neurosensori e intelligenza artificiale, alimentazione e salute, citizen science e ruolo sociale della ricerca.

La conferenza

Adotta una A.I.

Venerdì 20 novembre · 10:00 – 10:45 · Aula Magna

Come i modelli locali di intelligenza artificiale stanno rivoluzionando il mondo del personal computing.

Per anni l’intelligenza artificiale ha vissuto «in affitto»: i modelli più potenti girano nei data center, noi inviamo i dati e riceviamo le risposte. Oggi sta cambiando tutto. I processori moderni — CPU, GPU e le nuove NPU — permettono di far girare i modelli direttamente sul proprio computer, in locale e senza dipendere dal cloud.

In questo intervento esploreremo cosa significa davvero «adottare» un’AI personale. Partiremo dalla distinzione tra System 1 e System 2 — i due modi di pensare, veloce e lento, intuitivo e deliberato, che le Neuroscienze hanno descritto per la mente umana e che ora ritroviamo nell’architettura dei sistemi di AI: modelli piccoli e rapidi per le reazioni istantanee, modelli grandi e «ragionanti» per i problemi complessi, e strategie ibride capaci di passare dall’uno all’altro.

Ci addentreremo poi nelle tecnologie che rendono possibile questa trasformazione: la local inference, che porta l’inferenza dei grandi modelli linguistici (LLM) direttamente sul dispositivo, e la local diffusion, che permette di generare immagini, suoni e musica sul proprio PC.

Ma un modello, da solo, non basta. A renderlo davvero utile è l’harness — l’impalcatura che trasforma il «cervello» dell’AI in un agente, fornendogli strumenti, memoria, gestione del contesto e la capacità di pianificare ed eseguire compiti multipasso. L’agente non si limita a rispondere: agisce, consulta, modifica e completa. È il passaggio dall’AI che parla all’AI che fa.

Analizzeremo i vantaggi di questo approccio — privacy, assenza di costi ricorrenti, funzionamento offline e latenza minima — senza tralasciare le sfide reali, come la potenza di calcolo richiesta, la gestione della memoria e la qualità dei modelli.

L’obiettivo è rispondere a una domanda fondamentale: la personal AI può diventare il nuovo «must have» domestico e aziendale? Così come il personal computer e lo smartphone sono diventati indispensabili, un’intelligenza personale — locale, privata e sempre disponibile — potrebbe presto ridefinire il nostro quotidiano?

Viale San Pietro, 07100 Sassaripaserra@uniss.it ORCID 0000-0003-2401-5146