- Autore
- Rossana G. Quidacciolu
- Pubblicato in
- Mathesis — Dialogo fra saperi, 2013, p. 21
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- Una citazione estesa. Il testo integrale esce quando arriva l’autorizzazione scritta di chi lo ha scritto.
Perché è qui
Se il sito avesse un solo testo da far leggere, sarebbe questo. È il documento in cui chi organizza la manifestazione spiega perché la organizza — e la risposta non è didattica, è civile.
La domanda
Nonostante la fatica di portare a termine le due mostre continuo a partecipare con entusiasmo e perciò non posso che interrogarmi su cosa ancora mi spinga.
La risposta
La mia è anche una lotta all’immagine sbiadita e a volte negativa che la maggior parte della gente ha della scienza e della chimica in particolare.
Mi colpisce la poca dignità attribuita oggi allo studio delle discipline scientifiche, riducendo le ore dedicate a tali insegnamenti nella scuola italiana e svilendo la professionalità specifica e insostituibile degli insegnanti.
Solo ridare valore alla conoscenza scientifica può consentirci un uso della tecnologia in modo utile e non dannoso.
Proprio a questi condizionamenti tento di sottrarmi e perciò vado avanti di mostra in mostra a dimostrare la bellezza della scienza e delle sue scoperte.
Da dove viene
Sin dall’aprile del 2002 preparo la mostra annuale «laboratorio in vetrina», presso la scuola nella quale insegno Chimica, l’Istituto ITI G.M. Angioy di Sassari. Il progetto prevede che alunni ed alunne illustrino le esperienze dell’attività didattica e presentino i risultati conseguiti nel corso di attività di ricerca in tutti i campi scientifici ad alunni di scuole della provincia e ad altri visitatori esterni.
Ho trovato pertanto naturale aderire alla «Scienza in Piazza», che ha analogo impianto metodologico ma è aperta all’intervento attivo di tutte le scuole.
Il laboratorio del 2013: i colori dei pittori
L’articolo si chiude con il resoconto del percorso di quell’anno, dedicato al rapporto fra scienza e arte. Gli studenti rifecero in laboratorio i pigmenti che i pittori usavano davvero:
Ci siamo quindi dedicati a produrre alcuni dei pigmenti più famosi delle tavolozze degli artisti tra la fine del ‘700 e l’inizio dell”800. Il verde malachite altro non è che carbonato basico di rame, un composto solido, praticamente non solubile in acqua che può essere facilmente ottenuto in una reazione di precipitazione. La preparazione in laboratorio del cromato di piombo (giallo di cromo) fu pubblicata da Vauquelin nel 1809 e noi l’abbiamo ripetuta partendo da nitrato di piombo trattato con cromato di potassio. Il giallo era il colore preferito da Van Gogh che lo usava spesso in combinazione con il complementare blu.
Abbiamo poi preparato il Blu di Prussia (ferrocianuro ferrico) che con i gialli di cromo compone i verdi e mescolato insieme al bianco di titanio produce azzurri bellissimi.
E alla fine ne fecero colore da dipingere:
Di tutti questi pigmenti abbiamo poi preparato le tempere utilizzando tuorlo d’uovo ed ottenendo magnifici colori.
Una nota necessaria
Questo testo contiene un punto che non concorda con il resto delle fonti, e va detto invece di essere corretto in silenzio. L’autrice scrive che la manifestazione «deve il suo nome alla prima edizione del 2003 svolta all’aperto, in Piazza d’Italia a Sassari».
Tutte le altre fonti — la tabella delle edizioni, il documento fondativo, e una precisazione scritta dell’organizzazione — collocano la prima edizione all’aperto nel 2005; nel 2003 e nel 2004 quello che si faceva all’ITI Angioy era «laboratorio in vetrina», nei corridoi della scuola. È con ogni probabilità un ricordo impreciso a dieci anni di distanza.
Il sito segue le altre fonti e data al 2005 la prima piazza. La citazione qui sopra resta come sta: una fonte si riporta, non si corregge.
E una piccola, sui colori
Il percorso ricostruisce i pigmenti delle tavolozze fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, e a un certo punto nomina il bianco di titanio. Quel bianco non appartiene a quelle tavolozze: il biossido di titanio come pigmento arriva in commercio nel Novecento. Nel resoconto indica quello che si usò in laboratorio nel 2013 per schiarire i blu, non un pigmento d’epoca. Anche qui il testo resta com’è.