- Autore
- Rossana G. Quidacciolu
- Pubblicato in
- Atti della III Conferenza Nazionale sull'Insegnamento della Chimica, a cura di Riani e Massidda, S.T.A.R., Pisa, marzo 2004, p. 170
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- Una citazione estesa. Il testo integrale esce quando arriva l’autorizzazione scritta di chi lo ha scritto.
Perché è qui
È il documento più importante dell’archivio per una ragione precisa: racconta quello che c’era prima. Nel 2005 la manifestazione esce in piazza, ma il modo di fare — gli studenti che presentano, i visitatori che chiedono, i laboratori aperti a chi passa — nasce all’ITI «G.M. Angioy» di Sassari nell’aprile del 2002.
Ed è la fonte della frase che il sito mette al centro.
Le origini, nelle parole di chi c’era
Da molti anni coltivavamo l’idea di valorizzare le esperienze didattiche e una serie di apparecchiature presenti nell’I.T.I. «G.M. Angioy» di Sassari, e di porre le basi per la costituzione di un Polo Museale. L’iniziativa rappresentava anche un tentativo di contrastare il gravissimo problema della dispersione scolastica fornendo nuove motivazioni, di carattere culturale, ad un’utenza che, a causa della smobilitazione del polo chimico di Porto Torres, non aveva più una solida percezione dell’utilità degli studi intrapresi.
Il progetto si è concretizzato nell’aprile del 2002, in occasione della XII settimana scientifica, grazie alla condivisione di intenti di un numeroso gruppo di docenti, di area scientifica ed umanistica, e all’azione galvanizzante del Prof. Marcello Pinna, che ha coordinato la prima edizione del 2002, riservata soprattutto agli alunni del biennio.
Nel 2003, ha poi preso avvio la seconda edizione, da me coordinata, che si è estesa coinvolgendo anche moltissimi alunni del triennio, ed ha consentito la realizzazione di una prima esposizione stabile di minerali.
Il percorso del 2003
Il percorso espositivo del 2003 partiva dal laboratorio di macchine a fluido (modelli di macchina a vapore e centrale eolica) e proseguiva nel laboratorio di tecnologia dove gli alunni illustravano i risultati delle ricerche condotte sulle ceramiche, le rocce, i vulcani e i terremoti; al piano terra si poteva visitare il laboratorio di fisica con protagonisti la luce, i colori e l’aria; al primo piano dominava la chimica, con «esperimenti di magia», i cristalli, il comportamento dei gas e degli indicatori e studi sull’inquinamento.
Nei corridoi erano inoltre esposti alcuni lavori di scuole medie della provincia che venivano presentati dai loro autori.
La frase
Il documento riferisce i risultati didattici dei due anni, e si chiude con una frase raccolta durante la mostra. È quella che il sito porta in prima pagina:
Il confronto con il pubblico esterno è stato vitalizzante rendendoli desiderosi di dimostrare la loro cultura; è stata particolarmente gradita l’attenzione dimostrata dai visitatori della scuola elementare e la frase emblematica rivolta agli alunni del biennio da alcuni alunni del nostro triennio di chimica: «Ma…voi di chimica ne sapete più di noi!»
Chi parla non è un visitatore: sono gli studenti più grandi a dirlo ai più piccoli, dopo averli visti spiegare. È l’apprendimento fra pari còlto nel momento in cui succede, ed è la ragione per cui questa manifestazione esiste.
Cosa il documento dichiara di aver ottenuto
Nella fase di preparazione alla mostra gli allievi e le allieve hanno scelto il campo che volevano approfondire, liberi di esprimere la loro creatività; le discipline, da loro normalmente viste come sistemi chiusi, si sono frammentate e ricomposte in quest’esperienza, consentendogli la scoperta dell’unitarietà dei saperi.